A sentire gli esperti, sembra di sì, se è vero che termini come cucina casereccia, forno a legna, prodotti locali, fettuccine al bastone, pesce fresco, olio extravergine di oliva, ecc., sono diventati i riferimenti più accreditati nel programma del fine settimana. Se questo concetto è sostenibile, sia pur con un sospetto di esagerazione, dobbiamo riconoscere che ogni aiuto alla riscoperta della cucina locale vada raccolto con gioia e apprezzamento.
Parlando di cucina povera, contadina e locale (o meglio "viterbese") intendiamo privilegiare quelle salutari combinazioni di ingredienti e metodi tradizionali che fanno i sapori del piatto.
Ecco allora che l'hors d'oeuvre lascia il posto ai più invitanti "fuori pasto" tradizionali (bruschetta, panzanella, crostini di milza, frittelloni) mentre le zuppe (acquacotta in primis) che potremmo considerare veri e propri piatti unici, ci rimandano alle tavole campestri della Maremma, dove sedevano bifolchi, butteri e pastori.
Volendo invece organizzare un pasto tradizionale, la lista delle vivande parte dai primi piatti con ingredienti fatti in casa: lombrichelli, pappardelle, fettuccine al bastone, polenta, "maccaroni" di Canepina, gnocchi di patate, minestre di legumi (classica la pasta e fagioli), che oggi sono anch'essi ritenuti dai salutisti come veri piatti unici. I "secondi" vengono oggi considerati un optional: infatti dopo un bel piatto di fettuccine o dopo una zuppa di pesce di lago tutto diventa superfluo. Comunque possiamo affrontare con "...pazienza e rassegnazione" anche abbacchio, porchettine, trippa, polli, coniglio, pesci di lago e di mare.
Per finire, panna cotta o tiramisu? Niente affatto: con un bicchiere di Aleatico di Gradoli o di Cannaiola, c'è posto solo per tozzeti, crostate, ravioli con la ricotta, ciambelline al vino.



