A sentir tutti, sembra di sì, se è vero che termini come cucina casereccia, forno a legna, prodotti locali, fettuccine al bastone, pesce fresco, olio extravergine di oliva, vino di cantina ecc., sono diventati i riferimenti più accreditati nel programma del fine settimana. Se questo concetto è sostenibile, sia pur con un sospetto di esagerazione, dobbiamo riconoscere che ogni aiuto alla riscoperta della cucina locale vada raccolto con gioia e apprezzamento.
Tra povera, contadina e locale, preferiamo sicuramente il termine "viterbese", intendendo privilegiare quelle salutari combinazioni di ingredienti, storia e tradizioni che fanno i sapori del piatto.
Ecco allora che l'hors d'oeuvre lascia il posto ai più rassicuranti profumi dei "fuori pasto" (bruschetta e panzanella per esempio), mentre le zuppe (acquacotta in primis) ci rimandano alle tavole campestri della Maremma, scarne e soleggiate, dove sedevano bifolchi, butteri e pastori.




